Lo Monaco parla del mercato del catania…

 Scritto da il 5 marzo 2010 alle 14:00
Mar 052010
 

Pietro Lo Monaco, è certamente tra i dirigenti italiani più esperti  di calcio sudamericano, sorpattutto argentino, ed il Catania è diventato come una sorta di seconda casa per i calciatori albiceleste.

Lo Monaco, intervistato da La Gazzetta dello Sport, spiega il perché dei suoi continui viaggi in Sud America: “Il mercato italiano è assurdo e inavvicinabile per società come la nostra che ha precisi vincoli economici e allora non ci resta che battere piste alternative. Cerchiamo di valorizzare giocatori di B o di C, un nome su tutti: Biagianti, preso per pochi euro dalla Pro Vasto in C2 e che quando andrà via ci garantirà una sicura plusvalenza. E poi il mercato straniero. Perché gli argentini? Gli argentini hanno il nostro stesso dna perché è una popolazione per buona parte di origini italiane. Quindi l’ambientamento nel nostro Paese e l’adattamento alla serie A avvengono senza traumi”.

Tuttavia, in molti sanno che le trattative con il Paese sudamericano sono facilitate dalla grande amicizia che lega Lo Monaco a Jorge Cysterpiller: “Il nostro rapporto nasce 15 anni fa quando facevo il direttore sportivo a Udine. Cysterpiller si era allontanato dal calcio per dedicarsi alla politica, ci conoscemmo in Argentina e cominciammo a collaborare. Diventò il mio principale riferimento. Ogni mese lui mi spedisce le videocassette dei giocatori che ritiene di nostro interesse. Ciclicamente vado a fare una full immersion in Argentina alla ricerca di talenti. In una decina di giorni riesco a vedere tutte le squadre del massimo campionato o quasi”.

Il più grande dolore è quando ci si deve separare da questi talenti, passo indispensabile viste le leggi del calciomercato: “Dopo tre anni a buoni livelli diventa difficile trattenere un giocatore di questo livello (Martinez, ndr). Dualismo nello spogliatoio tra nazioni? In realtà esiste molta integrazione perché gli stranieri sono arrivati poco per volta quindi le amicizie sono frammentate. E, comunque, la presenza di tanti sudamericani ci ha facilitato nell’acquisto di qualche argentino più importante. Come Maxi Lopez. Noi poi li cresciamo come figli. Barrientos, che dopo tante traversie la scorsa settimana ha disputato la prima partita con la Primavera, mi ha fatto venire le lacrime agli occhi”.

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