
Finalmente questa barzelletta di mercato estivo che sbarra le porte solo al termine della seconda giornata di campionato si è conclusa.
Raduni e preparazioni estive effettuate dalle squadre quasi sempre lontane dalle sedi stanziali societarie con elementi che, al termine di questa fatica, si ritrovano poi a giocare in altre casacche con allenatori costretti a fare salti mortali per integrare nel gruppo dal punto di vista tecnico, fisico e umano gli ultimi arrivati a campionato iniziato.
Chiusura per modo di dire: mercato ancora aperto per gli svincolati tra i quali spicca per il Catania il giocatore Vallocchia, che, superate le visite mediche, firmerà domani quasi sicuramente il contratto che lo legherà alla società etnea, in attesa di ricreare, magari a gennaio, l’ossatura di quel centrocampo umbro con il collega Aloi, adesso fuori dalla rosa per quel problema fisico che lo ha bloccato per un lungo periodo gia’ dalla stagione scorsa.
Analizzando il mercato rossazzurro, iniziato in ritardo per la definizione del mister più che per la scelta del direttore sportivo, non può essere sottaciuto il messaggio della dirigenza volto alla riduzione dei costi, già biglietto da visita non aderente alla voglia della piazza di quella serie B sfuggita per la deludente prova offerta al Del Duca e sconosciuta purtroppo alle nuove leve etnee.
Linea giovane che vedeva l’immediata partenza di Casasola, lo stantuffo destro dello scorso anno, il migliore in assoluto dopo il messaggio societario da liberi tutti che vedeva anche Celli passare alla Salernitana per scadenza contrattuale e l’arrivo del centrocampista Mhiai seguita, dai catanesi Leonardi e Russo, poi Amendola, Pagliai, Perrotta, intervallati dal confronto con i giocatori più importanti anche dal punto di vista economico, tra i quali Cicerelli, Di Gennaro, Dini, Bruzzaniti, Ierardi, Di Noia per spingerli a trovarsi una nuova sistemazione, avallata dalla mancata presentazione della cauzione che comporterà probabilmente anche una penalizzazione.
Le pressioni dei tifosi, sfociate in una richiesta di confronto con il Vice Presidente Grella malgrado le difficoltà economiche paventate, avevano all’epoca superato le ottomila tessere, hanno probabilmente agevolato l’arrivo di fondi da immobilizzare a garanzia della stagione a venire e il raffreddamento delle partenze di Cicerelli, Di Gennaro, Dini ed Jimenez, le cui pressioni per quest’ultimo sono diminuite a seguito delle scialbe prove del centrocampista (trequartista, esterno di attacco, dopo due anni ancora non si e’ capito) offerte al Tardini, contro l’Inter under 23 e a Bari contro il Monopoli, ceduto così in prestito allo Spezia nell’ultimo giorno di mercato.
Altri arrivi di promettenti centrocampisti cominciarono a riempire le pagine dei giornali e dei social nel caldo del dopo ferragosto, come lo sfortunato Di Marco, costretto ad un lungo stop per un problema fisico occorso a Bari e Torrasi ai quali si aggregava l’esterno basso Masciangelo, pare doppione di Donnarumma come caratteristiche tecniche, più esterno di difesa a tre e non a quattro, evidenziate dallo spostamento di Pagliai a sinistra che sinora in quella mattonella non ha di certo rubato l’occhio, esaltando le qualità degli esterni avversari e poi ecco l’arrivo di Coda, una istituzione della serie B, presentato in pompa magna con la speranza che vada in doppia cifra, malgrado i suoi anni non più verdi.
La vigilia dell’ultimo giorno di mercato, regalava alla città la notizia del ritorno a Catania del Presidente Pelligra evidenziando sottovoce che insieme a lui arriveranno fondi freschi per ripianare alcune passività, saldare qualche debito e far ripartire i lavori a Torre del Grifo.
Notizia che ha portato entusiasmo, con il contestuale arrivo a poche ore dalla chiusura della fase estiva del mercato dei centrocampisti Cavuoti in prestito dal Cagliari e Cabianca giunto a titolo definitivo dal Pescara, al posto di Di Tacchio e Jimenez che vestiranno in prestito rispettivamente le maglie di Casertana e Spezia.
Ma e’ nell’ultimo giro della lancetta dei minuti che si materializzava l’arrivo via Avellino dell’attaccante Roberto Insigne, un monumento del calcio partenopeo che all’inizio della carriera, in compagnia dell’attaccante Immobile fece le fortune del Pescara di Zeman.
Se quindi ad inizio mercato venne sbandierata la linea green, che evidenziava tuttavia un nuovo smantellamento della rosa che faceva a pugni con l’idea di un progetto chiaro e perseguibile, stupiscono gli arrivi di Coda e dello stesso esterno di attacco che potrebbe pestare i piedi sia a Cicerelli e Bruzzaniti ma anche a Liguoro e Lunetta rimasti a Catania a differenza di Leonardi, arrivato tra i primi e adesso relegato ancora una volta in prestito stavolta a Campobasso, costituendo per età’ unitamente al citato Coda e Caturano, il trio di attacco più longevo di tutta la serie C e non solo, snaturando e smentendo le prerogative iniziali della nuova linea verde predicata dalla società ed annunciata in sede di presentazione individuale dal ds Varra’, in assenza di comunicazioni da parte dell’Ad, chiuso a qualsiasi richiesta di confronto con giornalisti e media.
Adesso la parola passava al campo che, dopo due partite, entrambe sconfitte, cercando di non considerare quella contro il Parma, aspettava un Catania vincente già da questa sera, con i nuovi acquisti alla finestra o direttamente in campo ed in panchina, in attesa di poter integrarsi con il gruppo e con le idee tattiche di mister Longo.
Per l’occasione, la squadra di Torre Annunziata di proprietà del principe Emanuele Filiberto, formazione reduce, come quella etnea, da due sconfitte consecutive, si presentava al Massimino con un 3/4/1/2 che vedeva tra i pali il diciannovenne Leonardo con l’altro ex Noce al centro della difesa tra Zoboletti e D’Amore, a centrocampo Martina, Alfieri, Riccardi e Cozzoli con Tumbarello trequartista in appoggio agli avanti Scotti e Nepi.
Come al solito partiva bene il Catania ma era il Savoia a far male con Tumbarello che con l’intento di crossare dalla destra per un compagno, calciava la palla in malo modo e questa, beffarda, a palombella, dopo aver scavalcato Dini ed essersi appoggiata al palo destro della sua porta, finiva in rete tra lo stupore di tutti.
Il Catania reagiva e impegnava Leonardo con i colpi di testa di Perrotta e Russo ma alla ricerca del pareggio si scopriva permettendo a Nepi di sfruttare il solito errore difensivo ed incunearsi libero in area trafiggendo al diciottesimo l’incolpevole Dini per la seconda volta, anche se pare l’azione viziata da un millimetrico fuorigioco.
Se prima il Massimino si era ammutolito al gol, adesso esternava tutta la sua rabbia accompagnando i festeggiamenti dei campani al gol con sonori fischi verso i rossazzurri che da questo istante accusavano il colpo sparendo dal campo e rischiando il terzo gol al ventisettesimo su punizione di Cozzoli dal limite, ma la traversa graziava Dini e i suoi.
La ripresa iniziava con Coda al posto di Lunetta con Bruzzaniti a destra ed il numero nove etneo ad affiancare Russo ma era il Savoia a rischiare di segnare con ancora una traversa colpita da calcio d’angolo al quarantanovesimo. Il Catania in bambola provava a reagire ma ancora Leonardo si travestiva da Buffon negando per la terza volta il gol al Catania.
Il Savoia abbassava il baricentro lasciando al Catania il possesso palla ma al cinquantasettesimo minuto su ripartenza campana, con il Catania sbilanciato e con la difesa poco attenta, Scotti partiva verso la porta con il solo Quaini ad inseguire e sul contatto con l’attaccante in area, il signor Caruso, arbitro dell’incontro vedeva in contatto falloso del sedici rossazzurro apparso inesistente ai più e decretava il rigore per gli ospiti che Nepi realizzava.
Sul tre a zero la contestazione dagli spalti diventava pesante anche se in precedenza, sul due a zero, una frangia di tifosi aveva la forza di incoraggiare i rossazzurri ma adesso il vaso si faceva colmo e non di acqua.
Con il Savoia arretrato a bloccare le fasce e malgrado le ulteriori sostituzioni di Pagliai, Masciangelo e Bruzzaniti per Donnarumma Raimo e Catania due minuti dopo il calcio di rigore, Longo dieci minuti dopo era costretto al cambio di Torrasi per infortunio mandando in campo Ierardi.
Il fuoco di paglia degli etnei portava ad esaltare ancora le qualità di Leonardo su punizione di Cicerelli e poi su Russo.
Tra i sonori fischi dagli spalti si chiudeva questa partita che regalava al neo promosso Savoia una vittoria in un campo una volta fortino e adesso un arato dagli avversari di turno.
Sulla graticola tutta la rosa priva di anima, muscoli, testa, ma anche Longo che pare urlare nel deserto o non essere ascoltato dai suoi ragazzi.
Responsabilità tutte da addebitare al settore tecnico? La società non può esimersi dagli errori ancora commessi come quello di aver consegnato al mister una squadra con innesti giunti col contagocce sino all’ultimo giorno di mercato ma quello che più preoccupa, il rapporto tra dirigenti e squadra, due parti che sembrano distanti e non solidali in particolare nelle conferenze stampa, lasciate sempre al tecnico e ai calciatori con i vertici che disertano i confronti con la stampa, come se essi siano scevri da responsabilità per i deleteri risultati ottenuti. Si spera che questo fine settimana il Patron in arrivo a Catania abbia il coraggio, almeno lui, di metterci la faccia ed avere un confronto serio e sincero con i giornalisti al fine di chiarire i tanti punti rimasti in sospeso e prospettando le azioni che intende perseguire nel prossimo futuro.

Considerando i giocatori scesi in campo ieri sera non esistono nuovi elementi per modificare di una virgola quanto scritto dopo la sconfitta con il Monopoli.
Dini al posto di Rinaldi conferma che i problemi sono di altra natura e che necessita tempo per capire se potranno essere risolti con i nuovi innesti dell’ultima ora.
Mi aspettavo altre cessioni importanti ma evidentemente nessuno è disposto pagare gli stipendi di Caturano, Bruzzaniti e di qualche altro ancora presente nella rosa.
A mio avviso per il momento i risultati del campo passano in secondo piano visto che esistono a monte argomenti più importanti e delicati che non potranno MAI essere risolti facendo muro contro muro o il gioco delle tre carte con il Padron Pelligra. Calma e Pazienza !!!!!
C’è tanta confusione…….
Spero che l’arrivo del Presidente possa chiarire definitivamente i dubbi e le perplessita’ che da troppo tempo stiamo continuando a vivere!!!
Saranno sempre le stesse promesse poi non mantenute?
12.000 abbonati……nonostante tutto.
Roberto insigne non ha mai giocato nel Pescara, quello era suo fratello, il grave Lorenzo, detto anche Lorenzinho, o Lorenzo il magnifico, grande fuoriclasse del Napoli e della nazionale, che sarebbe stato un sogno avere avuto a Catania.
Il grande Lorenzo, non il “grave”, maledetto swype😁
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